Per chi, come noi, vive lontano dalla Sardegna sapere se la persona che per i prossimi cinque anni ci rappresenterà, come Presidente della nostra Regione, sarà Renato Soru o Ugo Cappellacci non è una questione di poco conto. E' una scelta che ci tocca e ci coinvolge direttamente, in prima persona. Perchè un pezzo della nostra identità e del modo stesso di essere percepiti e giudicati dai "non sardi" con cui quotidianamente ci confrontiamo nei posti di lavoro e di studio passa, inevitabilmente, per il modo in cui è percepito e giudicato il nostro Presidente. Quante volte, in questi cinque anni di presidenza Soru, vi siete sentiti inorgogliti dall'avere, come vostro rappresentante, una persona libera, schietta, interessata al bene comune della propria terra e non alle beghe da sottoscala di partito? Quante volte avete simpaticamente preso per i fondelli i vostri amici costretti ad avere come proprio rappresentante, tanto per non fare nomi, un Cuffaro, un Loiero, un Fitto o un Formigoni? Volete, per i prossimi cinque anni, esser costantemente accostati ad un Ugo Cappellacci qualunque?
Non si tratta della scelta oziosa tra due schieramenti contrapposti ma simili, come ormai (troppo) spesso accade nelle elezioni nazionali e locali. A contendersi la guida della nostra Regione per i prossimi cinque anni non sono solo due persone diverse, sono due visioni differenti "d'intendere e volere" la Sardegna: da una parte quella dei sardi, dall'altra quella di un piazzista brianzolo. Nemmeno tanto simpatico.
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