Un esercizio per fare qualche scoperta ...
Argomento: Un esercizio per fare qualche scoperta ... 
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Post n. 1
1 risposta
Conversazioni Difficili™ ha scrittoil 14 gennaio 2009 alle 8.02
Vi propongo una domanda "potente" ... un esercizio che ci spinge ad esplorare idee che non ci appaiono ovvie e ci porta tutti a fare delle scoperte.
Ok, vediamo la domanda!
"Che cosa non abbiamo ancora completamente capito, che se invece avessimo capito, ci permetterebbe di fare benissimo le nostre Conversazioni Difficili™?
Ok, vediamo la domanda!
"Che cosa non abbiamo ancora completamente capito, che se invece avessimo capito, ci permetterebbe di fare benissimo le nostre Conversazioni Difficili™?

Post n. 2
Felice ha scrittoil 22 gennaio 2009 alle 15.30
ma che intendete per conversazioni difficili..ancora devo entrare in sintonia col vostro pensiero....conversazioni difficili per conoscenze/nozioni richieste su di un qualsiasi argomento e/o capacità di approfondire il proprio e altrui pensiero o conversazoni difficili nel senso di scomode..esempio: non mi va di affrontare il tema dei soldi che mi deve un caro amico che fa finta di niente?

Post n. 3
Conversazioni Difficili™ ha scrittoil 25 gennaio 2009 alle 2.05
Ciao Felice,
intendiamo proprio situazioni scomode, simili a quella che tu hai descritto. Il mio amico mi deve dei soldi e fa finta di niente.
Vogliamo diventare più bravi ad affrontare una situazione di questo tipo recuperando i nostri soldi e conservando un buon amico.
intendiamo proprio situazioni scomode, simili a quella che tu hai descritto. Il mio amico mi deve dei soldi e fa finta di niente.
Vogliamo diventare più bravi ad affrontare una situazione di questo tipo recuperando i nostri soldi e conservando un buon amico.

Post n. 4
Mauro ha scrittoil 25 gennaio 2009 alle 11.19
rispondo alla domanda, ho riflettuto come se fosse un rebus, un enigma, una questione irrisolvibile. Ma non lo è.
L'aggettivo "difficile" inganna un po, per me "difficile" è un rompicapo. Forse sarebbe meglio "conversazioni complicate" o come suggerisce Felice Palladino "scomode".
Non si capisce mai completamente l'altro, il tuo interlocutore.
L'aggettivo "difficile" inganna un po, per me "difficile" è un rompicapo. Forse sarebbe meglio "conversazioni complicate" o come suggerisce Felice Palladino "scomode".
Non si capisce mai completamente l'altro, il tuo interlocutore.

Post n. 5
Conversazioni Difficili™ ha scrittoil 25 gennaio 2009 alle 12.02
Fare le conversazioni (difficili, scomode o complicate) con le nostre abituali modalità, ci dà risultati migliorabili; o così pare.
Allora, la domanda chiede di trovare altri modi, o altri ragionamenti ... "cosa non abbiamo ancora capito?" ...
E' una ricerca che serve a migliorare ... altrimenti continuiamo come sempre. Può anche andare bene, ma ...
Che ne dite?
Mauro da la sua risposta: "non si capisce mai completamente l'altro, il tuo interlocutore".
Cosa altro possiamo aggiungere?
Allora, la domanda chiede di trovare altri modi, o altri ragionamenti ... "cosa non abbiamo ancora capito?" ...
E' una ricerca che serve a migliorare ... altrimenti continuiamo come sempre. Può anche andare bene, ma ...
Che ne dite?
Mauro da la sua risposta: "non si capisce mai completamente l'altro, il tuo interlocutore".
Cosa altro possiamo aggiungere?

Post n. 6
Cinzia ha scrittoil 25 gennaio 2009 alle 12.43
a mio avviso, per padroneggiare una conversazione difficile, bisogna innazitutto comprenderla ed avere la consapevolezza e l'intenzione che ciò che si sta dicendo verrà compreso. Importante, inoltre, concludere il ciclo della comunicazione, per evitare che si generi quella che viene definita "sete di risposte". Una successiva conversazione sullo stesso argomento sarebbe diffiicile, anzi "dannosa".

Post n. 7
Conversazioni Difficili™ ha scrittoil 25 gennaio 2009 alle 15.58
Cinzia,
mi pare che vuoi dire che è necessario comprendere, e aiutare a comprendere, chi ci ascolta.
Cosa intendi dire esattamente con "chiudere il ciclo della comunicazione" per evitare la "sete di risposte"?
Sono spunti interessanti ... ma forse non sono chiari per tutti ... puoi aiutarci un pò? Grazie.
E per tutti ...
Cosa altro ci serve, a fare bene una conversazione complicata, e non avevamo ancora pensato?
mi pare che vuoi dire che è necessario comprendere, e aiutare a comprendere, chi ci ascolta.
Cosa intendi dire esattamente con "chiudere il ciclo della comunicazione" per evitare la "sete di risposte"?
Sono spunti interessanti ... ma forse non sono chiari per tutti ... puoi aiutarci un pò? Grazie.
E per tutti ...
Cosa altro ci serve, a fare bene una conversazione complicata, e non avevamo ancora pensato?

Post n. 8
Cinzia ha scrittoil 26 gennaio 2009 alle 8.49
Sì, mai viaggiare con la propria mente a "senso unico"...
Poniamo che la conversazione difficile sia fra A e Z: se Z non riesce a comprendere neppure vagamente quanto sta tentando di emanare A, il ciclo della conversazione che si è generata non verrebbe realizzata e ne risulterebbero discussioni interminabili. Quando qualcuno rimane in attesa per lungo tempo di risposte che non sono mai arrivate, attirerà verso di sè qualsiasi altro tipo di risposta da qualunque parte provenga.
"A" con la sua conversazione difficile deve interessare Z e "Z" dovrà trovare interessante ciò che sostiene A.
Poniamo che la conversazione difficile sia fra A e Z: se Z non riesce a comprendere neppure vagamente quanto sta tentando di emanare A, il ciclo della conversazione che si è generata non verrebbe realizzata e ne risulterebbero discussioni interminabili. Quando qualcuno rimane in attesa per lungo tempo di risposte che non sono mai arrivate, attirerà verso di sè qualsiasi altro tipo di risposta da qualunque parte provenga.
"A" con la sua conversazione difficile deve interessare Z e "Z" dovrà trovare interessante ciò che sostiene A.

Post n. 9
Cinzia ha scrittoil 26 gennaio 2009 alle 8.59
Rispondo infine alla tua terza domanda: Cosa altro ci serve, a fare bene una conversazione complicata, e non avevamo ancora pensato?
Forse imparare ad adoperare nella giusta misura il tono della voce (ahimè, cerco di migliorarmi ogni giorno...), ovvero saper tasmettere con uguale capacità entusiasmo, allegria, soddisfazione così come collera, antagonismo, apatia.
Che fatica!
Forse imparare ad adoperare nella giusta misura il tono della voce (ahimè, cerco di migliorarmi ogni giorno...), ovvero saper tasmettere con uguale capacità entusiasmo, allegria, soddisfazione così come collera, antagonismo, apatia.
Che fatica!

Post n. 10
Felice ha scrittoil 26 gennaio 2009 alle 15.02
non ho inteso bene cosa state cercando di capire..se cercate un segreto di comunicazione valido per chiunque o seplcimente un modo per introdurre le conversazioni difficili o scomode..per quanto mi riguarda.. come tutti voi penso...a volte sono riuscito ad affrontarle in maniera piu' che soddisfacente e a volte le ho evitate....devo dire che la soddisfazione per aver portato a termine una conversazione difficile e' grande quando ci riseco..mentre evitarle mi fa sentire un vigliacco....io credo che un ottima introduzione possano essere frasi del tipo"scusa se te ne parlo ma forse dovremmo parlare di una certa questione.."..oppure "spero di riuscire a spiegarmi come vorrei e che non si creino fraintendimenti tra di noi, cosa che non vorrei mai...."...insomma piu' la persona e' un amico piu' ci tengo a sottolineare la mia buona intenzione di non venire frainteso e che tra di noi continui ad esserci quella chiarezza che evidentemente c'e' sempre stata fino a quel momento...piu' e' scottante l'argomento piu' inoltre penso sia necessario introdurlo quanto prima poiche' il tempo che passa genera spesso fantasmi inesistenti nel nostro come nel cervello della persona con cui vorremmo avere il confronto..oltre a minare talvolta rapporti di stima e fiducia

Post n. 11
1 risposta
Cinzia ha scrittoil 27 gennaio 2009 alle 0.07
Ciao Felice,
hai spiegato in altre parole il mio concetto "chiudere il ciclo della comunicazione" per evitare la "sete di risposte" (quando qualcuno rimane in attesa per lungo tempo di risposte che non sono mai arrivate, attirerà verso di sè qualsiasi altro tipo di risposta da qualunque parte provenga. Appunto, i fantasmi come li hai chiamati tu).
Riporto di seguito una parte di quanto hai scritto:
..."piu' e' scottante l'argomento piu' inoltre penso sia necessario introdurlo quanto prima poiche' il tempo che passa genera spesso fantasmi inesistenti nel nostro come nel cervello della persona con cui vorremmo avere il confronto..oltre a minare talvolta rapporti di stima e fiducia".
hai spiegato in altre parole il mio concetto "chiudere il ciclo della comunicazione" per evitare la "sete di risposte" (quando qualcuno rimane in attesa per lungo tempo di risposte che non sono mai arrivate, attirerà verso di sè qualsiasi altro tipo di risposta da qualunque parte provenga. Appunto, i fantasmi come li hai chiamati tu).
Riporto di seguito una parte di quanto hai scritto:
..."piu' e' scottante l'argomento piu' inoltre penso sia necessario introdurlo quanto prima poiche' il tempo che passa genera spesso fantasmi inesistenti nel nostro come nel cervello della persona con cui vorremmo avere il confronto..oltre a minare talvolta rapporti di stima e fiducia".

Post n. 12
Tiziana ha risposto al post di Cinziail 27 gennaio 2009 alle 7.36
ma se le persone alle quali cerchi di parlare sono, nonostante il tuo impegno nel volere e nel dare risposte esaurienti,ottuse e chiuse nelle risposte conformiste o peggio ancora sfuggenti e non coerenti con l'argomento?...ecco, a questo punto cosa si può o si deve fare?

Post n. 13
Conversazioni Difficili™ ha scrittoil 27 gennaio 2009 alle 9.56
Ciao a tutti.
Buone riflessioni.
Grazie Cinzia per la spiegazione che sviluppa il ragionamento.
Felice, sono con la tua idea, anzi con diverse delle tue idee.
Le frasi di introduzione sono molto importanti perchè danno il tono alla conversazione e stabiliscono il clima. Incoraggiano l'altro o scoraggiano ...
La considerazione che "il tempo che passa genera fantasmi", come tu dici, ci porta anche in un'altra direzione.
E' sempre necessario e opportuno affrontare una conversazione difficile?
Certe volte è necessario e rinviamo esasperando il problema che cresce e cresce.
Altre volte le nostre aspettative, o la nostra percezione della realtà ci portano a vedere problemi in una luce diversa da quella che è. A volte potrebbe essere meglio non fare una conversazione, oppure sospendere e/o capire bene. Molte volte dobbiamo "uscire da noi stessi" e vedere le cose con altre angolazioni.
Parleremo di come scegliere se fare o non fare una conversazione.
Ma prima ... voglio proporvi una grande ed importante domanda: Dove ci dobbiamo concentrare prima di tutto? Su chi dobbiamo lavorare?
Tiziana, permettimi di risponderti con un'altra domanda ... se noi osserviamo le altre persone e le giudichiamo sfuggenti, conformiste, ottuse e chiuse ... su chi stiamo lavorando?
Leggete l'esercizio di preparazione ... è uno tra tanti ... ma a che serve realmente?
Buone riflessioni.
Grazie Cinzia per la spiegazione che sviluppa il ragionamento.
Felice, sono con la tua idea, anzi con diverse delle tue idee.
Le frasi di introduzione sono molto importanti perchè danno il tono alla conversazione e stabiliscono il clima. Incoraggiano l'altro o scoraggiano ...
La considerazione che "il tempo che passa genera fantasmi", come tu dici, ci porta anche in un'altra direzione.
E' sempre necessario e opportuno affrontare una conversazione difficile?
Certe volte è necessario e rinviamo esasperando il problema che cresce e cresce.
Altre volte le nostre aspettative, o la nostra percezione della realtà ci portano a vedere problemi in una luce diversa da quella che è. A volte potrebbe essere meglio non fare una conversazione, oppure sospendere e/o capire bene. Molte volte dobbiamo "uscire da noi stessi" e vedere le cose con altre angolazioni.
Parleremo di come scegliere se fare o non fare una conversazione.
Ma prima ... voglio proporvi una grande ed importante domanda: Dove ci dobbiamo concentrare prima di tutto? Su chi dobbiamo lavorare?
Tiziana, permettimi di risponderti con un'altra domanda ... se noi osserviamo le altre persone e le giudichiamo sfuggenti, conformiste, ottuse e chiuse ... su chi stiamo lavorando?
Leggete l'esercizio di preparazione ... è uno tra tanti ... ma a che serve realmente?

Post n. 14
Mauro ha scrittoil 28 gennaio 2009 alle 0.29
innanzitutto dobbiamo sempre lavorare su noi stessi. Questo ce lo insegna il famoso motto greco "conosci te stesso" dove, secondo me, viene inclusa tutta la filosofia.
Una conversazione in cui l'interlocutore viene giudicato ottuso chiuso è una conversazione "chiusa", per principio. Cioè è vincolata da un pregiudizio.
Mettersi in una disposizione d'animo per cui si è aperti, disposti comprendere, non ci si arrabbia, ma ci cerca di mettere l'altro nella condizione di trovare insieme una soluzione, è una delle più grandi scoperte morali dell'uomo.
Una conversazione in cui l'interlocutore viene giudicato ottuso chiuso è una conversazione "chiusa", per principio. Cioè è vincolata da un pregiudizio.
Mettersi in una disposizione d'animo per cui si è aperti, disposti comprendere, non ci si arrabbia, ma ci cerca di mettere l'altro nella condizione di trovare insieme una soluzione, è una delle più grandi scoperte morali dell'uomo.

Post n. 15
Lorella ha scrittoil 28 gennaio 2009 alle 4.14
Ciao a tutti, mi intrometto perchè trovo estremamente interessante l'argomento e premetto che riporto solo la mia personalissima esperienza.
Ho con il tempo ho imparato che nelle conversazioni difficili spesso si scivola nella trappola di instaurare, parallelamente all'esposizione della questione oggetto della comunicazione, il confronto personale, rinschiando di far inconsciamente scaturire in noi a volte un giudizio sull'intercolutore che ci allontana dall'obiettivo di risolvere il problema centrale. Questo a mio avviso succede quando si vorrebbe affrontare la questione ma senza assumersi la parte di responsabilità che eventualmente ci compete. Sono inoltre convinta che tutto ciò che ci indispone nell'altro sia sostanzialmente lo specchio di ciò che non vogliamo accettare e vedere in noi, in altre parole tutto quello che l'altro ci suscita ci riguarda direttamente anche se inconsapevolmente.
Quello che credo di avere scoperto nelle mie conversazioni difficili è che per prima cosa devo essere vigile su di me in secondo luogo mai perdere di vista il sentimento che provo verso l'interlocutore (qualunque esso sia) e terzo mi sto rendendo conto e la trovo la parte per me più difficile da affrontare...è,
che il linguaggio e i vocaboli che usiamo noi dal nostro punto di vista non possono che avere una specifica valenza e significato, ci sono entrati dentro "quasi per osmosi" ma proprio per questo spesso nascono fraintendimenti perchè l'ambiente in cui cresce ognuno di noi è diverso nelle piccole, ma sostanziali sfumature, e, difficilmente la stessa parola ha il medesimo esatto significato per tutti.
Quello che ho ultimamente capito è che soprattutto nelle conversazioni difficili quando si crea tensione o sfida è necessario fermarsi e reciprocamente chiedersi quale significato personale diamo e cosa suscitano in noi i vocaboli "cruciali" ai fini della definizione e circoscrizione della questione oggetto della conversazione difficile.
Ad esempio prendo la parola "rispetto" che racchiude una marea valori impliciti, che pur potendo essere definiti universali... hanno gradi di importanza molto diversi per ognuno di noi.
Ho con il tempo ho imparato che nelle conversazioni difficili spesso si scivola nella trappola di instaurare, parallelamente all'esposizione della questione oggetto della comunicazione, il confronto personale, rinschiando di far inconsciamente scaturire in noi a volte un giudizio sull'intercolutore che ci allontana dall'obiettivo di risolvere il problema centrale. Questo a mio avviso succede quando si vorrebbe affrontare la questione ma senza assumersi la parte di responsabilità che eventualmente ci compete. Sono inoltre convinta che tutto ciò che ci indispone nell'altro sia sostanzialmente lo specchio di ciò che non vogliamo accettare e vedere in noi, in altre parole tutto quello che l'altro ci suscita ci riguarda direttamente anche se inconsapevolmente.
Quello che credo di avere scoperto nelle mie conversazioni difficili è che per prima cosa devo essere vigile su di me in secondo luogo mai perdere di vista il sentimento che provo verso l'interlocutore (qualunque esso sia) e terzo mi sto rendendo conto e la trovo la parte per me più difficile da affrontare...è,
che il linguaggio e i vocaboli che usiamo noi dal nostro punto di vista non possono che avere una specifica valenza e significato, ci sono entrati dentro "quasi per osmosi" ma proprio per questo spesso nascono fraintendimenti perchè l'ambiente in cui cresce ognuno di noi è diverso nelle piccole, ma sostanziali sfumature, e, difficilmente la stessa parola ha il medesimo esatto significato per tutti.
Quello che ho ultimamente capito è che soprattutto nelle conversazioni difficili quando si crea tensione o sfida è necessario fermarsi e reciprocamente chiedersi quale significato personale diamo e cosa suscitano in noi i vocaboli "cruciali" ai fini della definizione e circoscrizione della questione oggetto della conversazione difficile.
Ad esempio prendo la parola "rispetto" che racchiude una marea valori impliciti, che pur potendo essere definiti universali... hanno gradi di importanza molto diversi per ognuno di noi.

Post n. 16
Roberto ha scrittoil 28 gennaio 2009 alle 17.57
Saluto tutti i partecipanti a questa discussione e cercherò di esprimere il mio pensiero cercando di non annoiare nessuno. Colgo, inoltre, l'occasione per chiedere scusa alle persone che, leggendomi, troveranno ingenue o scontate le mie parole ma, se ho capito bene, la nostra presenza qui è l'interesse a migliorarci utilizzando la comunicazione. Cioè, un barbatrucco, per stimolarci a soppesare le parole e i silenzi con la finalità d'una melodia che entri in armonia con quella altrui. A mio parere non esistono conversazioni 'difficili' SE:
Riconosciamo che 'anche l'altro può avere paura'.
Riconosciamo che 'non abbiamo bisogno di maschere'.
Riconosciamo che 'non siamo detentori di verità'.
Riconosciamo che 'abbiamo uno specchio che ci riflette'.
Riconosciamo che 'i due (o più) possono diventare uno'.
Riconosciamo che 'l'altro/altri non sanno chi siamo, e noi?'.
Riconosciamo che 'non sempre siamo espliciti'.
Riconosciamo che 'forse il nemico siamo noi'.
Riconosciamo che 'la buona intenzione ha bisogno di verifica'
etc. etc.
Sarei felice se gli amici presenti e futuri mi aiutassero con nuovi spunti di riflessione. Analisi transazionale,Programmazio ne neurolinguistica, M.T. e quant'altro hanno un solo scopo, farci uscire da ciò che crediamo di essere e darci una via che porta..... a noi. Il bello è che ognuno di noi, potrebbe ma non sa di potere esprimere. Ci vuole anche un'ingrediente fondamentale, che ho tenuto, volutamente, per ultimo, l'AMORE. So che la mia 'ingenuità' mi rende vulnerabile, ma so ed ho presente, sempre, che la responsabilità delle conseguenze delle mie parole/azioni non è inferiore solo perchè non ne vedrò gli effetti.
La laurea che serve è vivere l'altro dandogli l'opportunità di rifletterci e dal riflesso conoscersi, le prime volte vedremo dei mostri poi come in un morphing tutto sarà più vero. Ci vuole, forse, solo un pò di coraggio.
Riconosciamo che 'anche l'altro può avere paura'.
Riconosciamo che 'non abbiamo bisogno di maschere'.
Riconosciamo che 'non siamo detentori di verità'.
Riconosciamo che 'abbiamo uno specchio che ci riflette'.
Riconosciamo che 'i due (o più) possono diventare uno'.
Riconosciamo che 'l'altro/altri non sanno chi siamo, e noi?'.
Riconosciamo che 'non sempre siamo espliciti'.
Riconosciamo che 'forse il nemico siamo noi'.
Riconosciamo che 'la buona intenzione ha bisogno di verifica'
etc. etc.
Sarei felice se gli amici presenti e futuri mi aiutassero con nuovi spunti di riflessione. Analisi transazionale,Programmazio
La laurea che serve è vivere l'altro dandogli l'opportunità di rifletterci e dal riflesso conoscersi, le prime volte vedremo dei mostri poi come in un morphing tutto sarà più vero. Ci vuole, forse, solo un pò di coraggio.

Post n. 17
Mauro ha scrittoil 29 gennaio 2009 alle 12.02
Mi dovrà perdonare Roberto Basso perche non trovo ingenue ne scontate le sue parole e anche perchè non conosco cose come l'analisi transazionale e la progammazione neuro linguistica.
Mi piacerebbe capire meglio le parole AMORE e coraggio
Mi piacerebbe capire meglio le parole AMORE e coraggio

Post n. 18
Roberto ha scrittoil 30 gennaio 2009 alle 0.48
Caro Mauro, rispondo brevemente e pubblicamente perchè non sono qui per raccogliere nè assensi nè consensi ma, se possibile, imparare. Sono onorato di poter usare le parole Amore e coraggio, che sono indissolubili, proprio nei giorni della commemorazione della morte di Mohandas Gandhi (30.011948). Amore e coraggio non si spiegano.... a parole, solo l'esempio conta e mi pare che di 'esempi' ne abbiamo tutti. Ci sentiamo un po' tutti 'unici' e poi i nostri referenti sono, guarda caso, persone che sono tutt'altro esempio. Come mai? Sarà retorico ma a me poco importa se, questa retorica, ha svuotato le parole di contenuti altrui, poco degni, e invece le riempie di azioni costruttive. E per terminare, per non lasciare 'fantasmi' ti rispondo: Amore = NON MENTE (non menzogne, in particolare quelle che la 'mente' ci racconta').
CORAGGIO = NON PAURA (di abbandonarci alla fiducia e alle nostre emozioni, costi quel costi).
Sono fiducioso che gli 'spettatori silenziosi' prendano spunto, da questo incoraggiamento, per uscire allo scoperto e ci regalino quella parte di sè che così gelosamente ci negano. Cavalco un'utopia, ma io indosso il mantello della fede, forse per me è più facile.
'' Non sono qui per insegnare nulla che il mondo non conosca, Verità e Non violenza esistono, come le pietre, da quando esiste il mondo.'' Mahatma Gandhi. Ma tutto questo, ha qualche attinenza con l'oggetto della discussione?
CORAGGIO = NON PAURA (di abbandonarci alla fiducia e alle nostre emozioni, costi quel costi).
Sono fiducioso che gli 'spettatori silenziosi' prendano spunto, da questo incoraggiamento, per uscire allo scoperto e ci regalino quella parte di sè che così gelosamente ci negano. Cavalco un'utopia, ma io indosso il mantello della fede, forse per me è più facile.
'' Non sono qui per insegnare nulla che il mondo non conosca, Verità e Non violenza esistono, come le pietre, da quando esiste il mondo.'' Mahatma Gandhi. Ma tutto questo, ha qualche attinenza con l'oggetto della discussione?

Post n. 19
Conversazioni Difficili™ ha scrittoil 2 febbraio 2009 alle 11.42
Direi che una conclusione su cui c'è molto accordo è che dobbiamo lavorare su noi stessi.
Se fate caso ognuno di noi, ogni volta che qualcosa non va come desidera, ha una forte propensione a trovare giustificazioni in circostanze esterne al proprio controllo.
E la maggior parte di noi NON si rende conto che trova altrove le spiegazioni alle cose che non funzionano. E' una forma di autoinganno. Tra l'altro maggiore è la nostra propensione a trovare fuori da noi le cause dei problemi, più grandi saranno i problemi.
Provate ad iniziare una conversazione difficile con qualcuno, basandovi sulla vostra incrollabile certezza che costui è uno stupido.
Un'altra cosa che viene fuori molto forte riguarda i nostri sentimenti.
In effetti noi possiamo decidere di usare "tecniche" di comunicazione relative alla nostra postura, al modo di guardare o gesticolare. Possiamo usare il nostro potente cervello per calcolare le parole che dobbiamo usare.
Però quando stiamo facendo calcoli questo emergerà.
Quindi è il nostro stato d'animo che ispira le nostre parole e i nostri comportamenti ed in ultimo la nostra capacità di ascoltare. Le tecniche non servono a granchè.
Roberto ci da una serie di indicazioni concrete, e infine fa una domanda a proposito dell'attinenza di alcune altre osservazioni.
Dite voi! Per me va bene.
In generale lo scopo che vogliamo realizzare è riuscire ad impararre insieme a dialogare efficacemente/serenamente in tutte le situazioni in cui l'emotività e la posta in gioco sono molto alte. In queste circostanze tendiamo a dare il peggio; evitiamo conversazioni che dovremmo fare, o le conduciamo in modi che portano male.
Un'ultima cosa per Lorella, sul linguaggio.
Possiamo certo dire che il linguaggio è figlio del nostro stato d'animo. Allo stesso tempo il linguaggio "crea" il nostro stato d'animo. Ma vorrei parlare meglio di questa cosa in un'altra circostanza.
Se fate caso ognuno di noi, ogni volta che qualcosa non va come desidera, ha una forte propensione a trovare giustificazioni in circostanze esterne al proprio controllo.
E la maggior parte di noi NON si rende conto che trova altrove le spiegazioni alle cose che non funzionano. E' una forma di autoinganno. Tra l'altro maggiore è la nostra propensione a trovare fuori da noi le cause dei problemi, più grandi saranno i problemi.
Provate ad iniziare una conversazione difficile con qualcuno, basandovi sulla vostra incrollabile certezza che costui è uno stupido.
Un'altra cosa che viene fuori molto forte riguarda i nostri sentimenti.
In effetti noi possiamo decidere di usare "tecniche" di comunicazione relative alla nostra postura, al modo di guardare o gesticolare. Possiamo usare il nostro potente cervello per calcolare le parole che dobbiamo usare.
Però quando stiamo facendo calcoli questo emergerà.
Quindi è il nostro stato d'animo che ispira le nostre parole e i nostri comportamenti ed in ultimo la nostra capacità di ascoltare. Le tecniche non servono a granchè.
Roberto ci da una serie di indicazioni concrete, e infine fa una domanda a proposito dell'attinenza di alcune altre osservazioni.
Dite voi! Per me va bene.
In generale lo scopo che vogliamo realizzare è riuscire ad impararre insieme a dialogare efficacemente/serenamente in tutte le situazioni in cui l'emotività e la posta in gioco sono molto alte. In queste circostanze tendiamo a dare il peggio; evitiamo conversazioni che dovremmo fare, o le conduciamo in modi che portano male.
Un'ultima cosa per Lorella, sul linguaggio.
Possiamo certo dire che il linguaggio è figlio del nostro stato d'animo. Allo stesso tempo il linguaggio "crea" il nostro stato d'animo. Ma vorrei parlare meglio di questa cosa in un'altra circostanza.

Post n. 20
Raimondo ha scrittoil 5 febbraio 2009 alle 1.07
"Che cosa non abbiamo ancora completamente capito, che se invece avessimo capito, ci permetterebbe di fare benissimo le nostre Conversazioni Difficili™?
Se capissimo che ciò non abbiamo completamente capito ci permetterebbe di fare "benissimo" le nostre Coversazioni Difficili.
Il probema dov'è?
Avete mai provato ad andare in un luogo dove non conoscete lingua usi e costumi? Pensateci (se non avete avuto ancora la fortuna di farlo) e immaginate di dover soddisfare un vostro impellente e inevitabile bisogno primario (fame, sete, soccorso,...).
Trovereste il modo per cavarvela?! Altrimenti... selezione naturale.
Bene! Questo è il mio metodo per confrontarmi... il resto solo tecniche per aggirare l'altro con strumenti dialettici e pseudo-psicologici.
Nato e cresciuto in vicoli e quartieri dove la conversazione difficile non esiste, dove esiste solo il costante gioco della seduzione reciproca, portato fuori senza vergogna o timore: conversazioni difficili? Non complichiamoci la vita :-)
Se capissimo che ciò non abbiamo completamente capito ci permetterebbe di fare "benissimo" le nostre Coversazioni Difficili.
Il probema dov'è?
Avete mai provato ad andare in un luogo dove non conoscete lingua usi e costumi? Pensateci (se non avete avuto ancora la fortuna di farlo) e immaginate di dover soddisfare un vostro impellente e inevitabile bisogno primario (fame, sete, soccorso,...).
Trovereste il modo per cavarvela?! Altrimenti... selezione naturale.
Bene! Questo è il mio metodo per confrontarmi... il resto solo tecniche per aggirare l'altro con strumenti dialettici e pseudo-psicologici.
Nato e cresciuto in vicoli e quartieri dove la conversazione difficile non esiste, dove esiste solo il costante gioco della seduzione reciproca, portato fuori senza vergogna o timore: conversazioni difficili? Non complichiamoci la vita :-)

Post n. 21
Conversazioni Difficili™ ha scrittoil 6 febbraio 2009 alle 15.43
Ciao Raimondo,
grazie per il contributo che ci da l'opportunità di chiarire di cosa ci vogliamo occupare e come ce ne vogliamo occupare.
Stiamo provando a trattare situazioni abbastanza frequenti, che però sono per noi una sfida continua.
Situazioni che forse sono capitate anche a te:
hai il dubbio che tuo figlio faccia uso di stupefacenti;
un tuo collega sta rovinando il lavoro che fate insieme e tu sei fuori di te;
hai dubbi sul fatto il tuo socio gestisca la cassa in modo corretto ecc. ecc.
In tutti questi casi possiamo lasciar perdere. Quindi non ci preoccupiamo di nostro figlio, del nostro lavoro o del nostro matrimonio oppure proviamo a comunicare. Normalmente queste sono conversazioni piuttosto difficili; e provare a "aggirare l'altro" o manipolarlo o tentare di "vincere" le argomentazioni non sarà troppo utile.
In particolare cerchiamo di trovare strade che realizzano soluzioni che mettono tutti d'accordo.
Leggi pure le note e gli altri contenuti che trovi e se hai un minuto dacci un tuo pensiero; sarebbe importante.
grazie per il contributo che ci da l'opportunità di chiarire di cosa ci vogliamo occupare e come ce ne vogliamo occupare.
Stiamo provando a trattare situazioni abbastanza frequenti, che però sono per noi una sfida continua.
Situazioni che forse sono capitate anche a te:
hai il dubbio che tuo figlio faccia uso di stupefacenti;
un tuo collega sta rovinando il lavoro che fate insieme e tu sei fuori di te;
hai dubbi sul fatto il tuo socio gestisca la cassa in modo corretto ecc. ecc.
In tutti questi casi possiamo lasciar perdere. Quindi non ci preoccupiamo di nostro figlio, del nostro lavoro o del nostro matrimonio oppure proviamo a comunicare. Normalmente queste sono conversazioni piuttosto difficili; e provare a "aggirare l'altro" o manipolarlo o tentare di "vincere" le argomentazioni non sarà troppo utile.
In particolare cerchiamo di trovare strade che realizzano soluzioni che mettono tutti d'accordo.
Leggi pure le note e gli altri contenuti che trovi e se hai un minuto dacci un tuo pensiero; sarebbe importante.

Post n. 22
Raimondo ha scrittoil 6 febbraio 2009 alle 16.07
:-)

Post n. 23
Martina ha risposto al post di Conversazioni Difficili™il 13 febbraio 2009 alle 21.22
che e'meglio affrontare l'impresa in un momento di calma. e non cercare di impegnarsi in una conversazione difficile quando si e'gia'agitati. questo non significa perdere in spontaneita', credo. ma darebbe le possibilita'di usare parole piu'adeguate per esprimere le proprie emozioni oltre che i concetti da sviscerare.

Post n. 24
Santa ha scrittoil 15 febbraio 2009 alle 10.30
sono entrata da poco nella vs area di discussione, ma devo dire che mi ha appassionata tanto. Provo a mettere per iscritto il mio pensiero. Io non riesco a dare una spiegazione a quello che voi domandate perchè vivo costantemente con questa difficoltà; cerco di spiegarmi, affronto una situazione o una conversazione difficile e sono sicura di avere le idee chiare, ma chi mi ascolta non mi comprende; passa del tempo e quello che io avevo anticipato si verifica tale e quale io avevo detto, ma non sento mai nessuno che dica "avevi ragione" allora dopo tante considerazioni sono arrivata al punto di pensare di essere avanti con il mio pensiero, di arrivare prima a capire, perchè mi sento di avere un'apertura mentale. Però ci sono pure delle situazioni in cui capisco che parlarne non è per me ma per degli specialisti, allora affronto la discussione con sottotono....

Post n. 25
Roberto ha scrittoil 16 febbraio 2009 alle 15.21
Ciao Santa!
Intanto mi complimento per la tua... umiltà, qualità rara in ogni epoca. Non penso che tu debba vivere come 'difficoltà' la poca comprensione degli altri, semmai dovresti sentirti orgogliosa di quanto sforzo devi fare e fai per renderti comprensibile. Esisteva anche un'altra discussione che aveva proposto qualcuno: C'E' ANCHE CHI NON VUOLE ASCOLTARE... ma è stata CANCELLATA! Per quanto poca possa essere la mia personale esperienza ERA ASSOLUTAMENTE CALZANTE, anche Socrate, illuminato e filosofo degno di stima, padre rinnegato di saccenti, con la patente tronfia di qualche Università, si allenava, parlando alle statue, a non farsi ascoltare. Ha fatto una brutta fine! Così anche il Grillo Parlante di Pinocchio! Non vedo, per concludere, di cosa tu ti debba rammaricare, sei in buona compagnia. Se esiste una specialista del comunicare e che ha ragione di essere qui a insegnarci qualcosa di utile, sei proprio TU. Grazie, ho imparato molto da te e avrò piacere di leggerti ancora. Ti sei espressa benissimo anche con il sottotono, i toni alti lasciali pure a chi ha bisogno del 'megafono'.
Intanto mi complimento per la tua... umiltà, qualità rara in ogni epoca. Non penso che tu debba vivere come 'difficoltà' la poca comprensione degli altri, semmai dovresti sentirti orgogliosa di quanto sforzo devi fare e fai per renderti comprensibile. Esisteva anche un'altra discussione che aveva proposto qualcuno: C'E' ANCHE CHI NON VUOLE ASCOLTARE... ma è stata CANCELLATA! Per quanto poca possa essere la mia personale esperienza ERA ASSOLUTAMENTE CALZANTE, anche Socrate, illuminato e filosofo degno di stima, padre rinnegato di saccenti, con la patente tronfia di qualche Università, si allenava, parlando alle statue, a non farsi ascoltare. Ha fatto una brutta fine! Così anche il Grillo Parlante di Pinocchio! Non vedo, per concludere, di cosa tu ti debba rammaricare, sei in buona compagnia. Se esiste una specialista del comunicare e che ha ragione di essere qui a insegnarci qualcosa di utile, sei proprio TU. Grazie, ho imparato molto da te e avrò piacere di leggerti ancora. Ti sei espressa benissimo anche con il sottotono, i toni alti lasciali pure a chi ha bisogno del 'megafono'.

Post n. 26
Santa ha scrittoil 19 febbraio 2009 alle 8.43
Roberto, vai a rileggere i post 16 e 18 e vedrai che non c'è coerenza con ciò che mi hai scritto. Io non uso paroloni, ma non sono d'accordo su Amore=non mente, Coraggio= non paura. Forse le tue riflessioni sono solo tue (guarda bene dentro te in silenzio). Magari il mio modo di esprimermi ti avrà urtato, ma che vuoi io sono una sostenitrice di Socrate e anche del grillo parlante, che nella favola di pinocchio è l'unico con le palle. Io ascolto, e so ascoltare, roberto credimi, e ti darò una chicca "leggo anche tra le righe" Ascoltati roberto. Santa

Post n. 27
Roberto ha scrittoil 19 febbraio 2009 alle 10.58
Hai ragione, perfettamente ragione, essere 'capiti' è notevolmente difficile. Dovrei spiegarti che quello che tu hai preso per un'attacco era sincero sostegno, ma servirebbe? Mi dispiace essere stato travisato ma tant'è! E stai certa che seguirò il tuo consiglio, mi ascolterò ....! L'ironia non mi appartiene se non per prendere 'in giro' me, non di certo per una persona 'sconosciuta' che esprime un suo pensiero (Tu). Non ho alcuna intenzione di polemizzare e mi ritengo soddisfatto della tua interpretazione, è la riprova che è molto difficile capirsi, anche con le migliori intenzioni. Ti saluto. Roberto

